Questo fumettista ha “predetto” come sarebbe stato il 2022 con un’illustrazione realizzata nel 1962

Vi siete mai chiesti come sarà il 2022? Questo fumettista lo ha predetto in una sua illustrazione, creata nell’ormai lontano 1962. Si tratta di Walter Molino, emiliano nato il 5 Novembre del 1915 e morto l’8 Dicembre del 1997. È stato un famoso illustratore italiano. Inizia la sua carriera pubblicando vignette satiriche sul giornale universitario Libro e Moschetto.

Durante il ventennio viene chiamato per realizzare vignette satiriche per conto del quotidiano Il Popolo D’Italia, giornale appartenente al Patito Nazionale Fascista. Alla fine degli anni ’30 inizia a dedicarsi anche al fumetto avventuroso, disegnando Virus, il mago della foresta morta, un fumetto di fantascienza che è stato pubblicato a puntate su L’Audace della Mondadori. Fra le sue tavole più celebri ricordiamo quella sulla nascita della televisione del 1954 e i russi nello spazio del 1965. Negli anni sessanta Molino avvia anche la sua carriera come pittore, divenendo un artista quotato in tutta Europa.

L’immagine di cui tratteremo in questo articolo è stata pubblicata da Walter Molino nel 1962 sulla rivista “Domenica del Corriere”. Nell’immagine possiamo notate un capannello di persone che guidano per strada con veicoli futuristici. Sono delle auto monoposto e sono ricoperti da una specie di capsula. L’immagine sembra ricordare la situazione di isolamento sociale che stiamo vivendo in questo periodo di pandemia mondiale. Il titolo di questa immagine è “Life in 2022”. Walter Molino sembra averci azzeccato, anche se nella raffigurazione non ci sono chiari elementi di richiamo ad una pandemia.

Nel periodo recente l’immagine è tornata ad essere virale sui social. Gli amanti della teoria del complotto suggeriscono la preveggenza del Molino.
Più che una premonizione, probabilmente l’autore della vignetta vuole affrontare un tema molto più importante: l’isolamento sociale inteso come perdita della coscienza politica e di classe, l’individualismo sconcertante che è sempre più dilagante all’interno delle nostre società civili post-moderne.